Circa dieci anni orsono un mio amico, il Dr. Mesirca, nel Castello di Elmau, mi mostrò nel suo ufficio, dei dipinti di un compatriota italiano. Erano uno strano e particolare tipo di surrealismo. Il nome dell’artista era De Stefani. Egli aveva certamente lavorato molto intorno a queste opere. Era il lavoro, così mi parve, di un monaco medioevale che illustra testi sacri realizzando meticolosamente strane visioni. Più tardi lo incontrai. E’ un uomo asciutto e intenso, con un’aura di silenzio attorno a sé, sembra e parla come un poeta. Ed è serena poesia che io ritrovo anche nelle sue immagini e che mi affascina, André Breton insisteva sempre che il Surrealismo, come espressione artistica, rimarrà un impegno per le generazioni future. Esso sopravvive certamente. Ma non più coma la scioccante novità che fu 50 anni fa; più dolce esso vive in questi enigmatici dipinti di De Stefani, che sbocciano come fiori dall’albero ancor forte del Surrealismo. La sua tecnica è raffinata. Egli avvolge un mondo - De Stefani, un mondo meno violento e pericoloso di quello della prima messe degli artisti Surrealisti, ma che contiene tuttavia le caratteristiche di sogno che Breton richiedeva ai corresponsabili del suo “credo”. C’è un nuovo venuto che promette progressi nel mondo surreale e che troverà il suo posto nel dominio del sogno, dell’allucinazione e della fantasia.
Hans Richter, 1973
dal catalogo “Galerie Contemporaine” (1980)

