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Critiche

Le sue ermetiche immagini, sulle quali una tecnica miniaturistica stende un colore finissimo che con l’acquarello si fa squisito, ci sembrano improntate da uno “spririto di geometria” veramente cartesiano.

Marziano Bernardi

 

Con un caro, vecchio amico bretone, parigino d’adozione, passeggiavo per i giardini delle Tuleries …Ebbene ad un tratto l’amico mi fece sobbalzare quando iniziò a parlare entusiasticamente di Massimo De Stefani, uno sconosciuto pittore italiano presentato da una importante galleria parigina alla rassegna internazionale del “Fiac ‘80″. Lo informai allora dei miei rapporti continui e duraturi con l’artista, del fatto che fu Hans Richter a parlarmi per primo di questo strano monaco del XX° secolo, della sua prima personale a Torino presentato in catalogo da Floriano De Santi … Se Picasso, Matisse e Derain amano il macrocosmo del flusso esistenziale, De Stefani – al pari di Klee, Licini e, anche, di David Johnston – predilige il microcosmo del sogno, in cui ogni forma geometrica elementare conquista il proprio ritmo dall’interno, per dilatazione, per accostamento e separazione, per sovrapposizione di nuances policrome, mutando, ma lasciando che l’allegoria sia “letta” non come differenza ma come forza intrinseca. E ciò, non tanto per un celato e forse involontario appello all’arte fantastica e surreale cui richiamerebbe l’assembramento eteroclito delle figure, quanto piuttosto per l’effettività simbolica delle opere recenti, dipinte a cromi puri e trasparenti, fatte più di spazio che di materia, e dove l’oggetto raffigurato perde ogni consistenza realistica per assumerne una affatto evocativa e lirica, atta a visualizzare, per così dire, i ricordi in emblemi di vita interiore.

Mentre l’amico concludeva affermando che l’italien inconnu aveva dato una grossa lezione di stile e personalità a tout le monde, le ombre scendevano sui giardini delle Tuleries e il carosello del frenetico traffico riprendeva ossessionante sull’adiacente Rue de Rivoli.

Arturo Botello

 

… E allora converrà dire di questa pittura solare pervasa da una luce distesa e pronta a farsi “pagina” cromatica, popolata di immagini di repertorio della storia dell’arte, di “silhouettes” uscite da libri di scienze e intente a disporre oggetti e misurare distanze, oppure create ad hoc da un corso di lingue svuotato di qualunque messaggio al fine di comporre un mondo di pure apparenze. Silhouettes. Silhouettes sottoposte a chissà quale esperimento fisico o macchinico, inserite in una formula algebrica a mo’ di memento o di reazione psichica. In questo la scrittura funge da diaframma o da palpebra: citazione, brano originale o finzione di una finzione, essa è sempre autoreferenziale e autosignificante, un’altra dimensione che irrompe nel quadro e interagisce con la pittura, la rende enigmatica, nel momento in cui essa assume i caratteri della sentenza…

Mario Bertoni

 

Le sue delicate pitture si rivelano come fiori miracolosi. Sono immagini che possiedono una fascinazione, sia linguistica che cromatica continuamente sollecitata da un contenuto allegorico del quale viene rimandato sempre più lontano il significato; tanto lontano quanto invece sembrano avvicinarsi alla nostra intelligenza le strutture, quasi tutte geometriche, della sua rappresentazione.

Luigi Carluccio

 

… La “stimmung” di questa sua creazione è l’arcana sospensione; e quindi in tutti i sensi, sulla superficie o in profondità sono disseminate le membra apparentemente sparse del suo “organismo pittorico”, da cui debordano colori intessuti di lievi venature, di consonanze labili e acquoree. Eppure una sintassi così complicata resta leggerissima, e senza tracce evidenti di costruzione. Molle, eterea, umbratile, infinitamente tortuosa ed avvolgente, essa sta distesa sulle cose come un’allegorica scatola cinese, che svela la sua essenza e il suo oscuro legame con il passo, il movimento ed il respiro di qualche lontanissimo mondo: dove le opere di un pittore come De Stefani hanno la stessa realtà degli ippogrifi, dei sogni e dei cervi volanti…

Floriano De Santi

 

Si tratta in effetti di arcane figurazioni che sembrano muovere da qualche antico trattato di geometria descrittiva e di teoria delle ombre per meglio calibrare fuori dell’ambito della natura le immagini dei suoi sottili miraggi, in cui il colore, pare fatto ora di veli stratificati, ora di compatte pietre dure, a volte trasparente come cristallo, ma pronto ad incastonare nel proprio disegno geometrico le più curiose presenze.

Angelo Dragone

 

Sa peinture, généralement abstraite, repose sur une conception géométrique des éléments de la nature, et procède souvent par des graphismes assez fines, légers, auquel il ajoute quelquefois des collages, mais en réservant toujours des grandes espaces calmes qui donnent une impression d’immensité.

Bernard Gauthron

 

… E’ serena poesia che io ritrovo nelle sue immagini e che mi affascina. La sua tecnica è raffinata. Egli avvolge un “mondo De Stefani”, un mondo meno violento e pericoloso di quello della prima messe degli artisti surrealisti, ma che contiene tuttavia le caratteristiche di sogno che Breton richiedeva ai corresponsabili del suo “credo”. C’è un nuovo venuto che promette progressi nel mondo surreale e che troverà il suo posto nel dominio del sogno dell’allucinazione e della fantasia…

Hans Richter

 

Voglio dire che l’arte di De Stefani non richiede e tanto meno impone letture obbligate, ma conduce lo spettatore a porsi in consonanza con significazioni lontane e spesso lontananti, accentuandosi la impenetrabilità dell’opera nel momento stesso in cui se ne scopre la forza di operante coinvolgimento.

Franco Solmi

 

… Sulla base della perfezione tecnica e del sentimento accentuato per le proporzioni, De Stefani compie uno sviluppo artistico interessante. Nella sua tarda opera, colori e struttura di superficie assumono un nuovo peso. Rimane fedele al suo principio compositivo geometrico e alla forza ordinatrice delle forme, l’orizzontale e la verticale dominano anche adesso i suoi quadri. Solo la sistemazione del quadro è diventata più ampia, il colore sviluppa una nuova dinamica. Il punto centrale non è più l’accuratezza del disegno o il messaggio sottilmente cifrato, ma l’intensità dei colori contrastanti.

… Negli ultimi lavori l’artista gioca con materiali e tecniche, sperimenta fili di lana, stucco e altro. Tutto ciò per portare movimento sulla tela.

Pure nelle tarde opere l’artista usa delle citazioni. Alcune allusioni esplicite all’artista americano Jasper Johns caratterizzano gli ultimi lavori. Così De Stefani varia il famoso motivo a striscie dei quadri delle bandiere di Johns. Il suo legame con l”arte americana si verificò fin dall’inizio. Già nel 1979 De Stefani si riferisce al mondo simbolico americano nel quadro “U.S.A.”. Utilizza anche i motivi seriali e i colori brillanti e intensi della Pop Art americana. …A dispetto di queste citazioni il lavoro di De Stefani rimane un’opera propria col suo stile disciplinato, un lavoro che non trascura mai l’armonia dell’opera intera, l’aspirazione ad un’estetica equilibrata.

Ute von Pilar