Massimo (Max) De Stefani
1918-1996 Bologna
Nasce a Bologna nel 1918, consegue la Maturità Classica al Liceo Minghetti e la Laurea in Chimica Industriale all’Università di Bologna.
Durante il secondo conflitto mondiale è arruolato come Ufficiale d’Artiglieria, dopo l’8 settembre è trattenuto come prigioniero in Germania fino alla fine della guerra. Il ritorno in patria avviene a piedi e con mezzi di fortuna attraverso la Germania e la Polonia.
Nell’immediato Dopoguerra avvia ad Ozzano dell’Emilia una piccola produzione di vernici per uso stradale assieme a Bruno Bassi, amico e socio, attività che continuò per 30 anni.
Negli anni ’50 comincia a disegnare e a dipingere. Amava molto suonare e ascoltare musica jazz con gli amici e viaggiare. Viaggia in Francia, Germania, Svizzera, Olanda, Inghilterra, Danimarca e anche in Egitto e in India.
Fin dagli anni ’70 incomincia un intenso periodo ininterrotto di mostre collettive e personali in Italia e all’estero, ricevendo frequenti premi e riconoscimenti.
Il legame particolare con Schloss Elmau, luogo di soggiorno nelle Alpi Bavaresi fondato nel 1916 dal filosofo Johannes Muller, lo porta ad incontrare il pittore tedesco Hans Richter, che interpreta e colloca il lavoro di De Stefani e promuove la sua prima personale a Torino, alla Galleria L’Approdo di Arturo Bottello.
Nel 1976 Stephanie Lipson organizza la prima mostra negli Stati Uniti, al Phoenix Art Museum, e cura per l’artista molte altre esposizioni in diverse città americane come New York e San Francisco.
Alcuni importanti contatti per occasioni espositive – la prima mostra a Parigi, i rapporti con l’Associazione Culturale Italo-Francese (Alliance Française) e con la Vorpal Gallery di New York – sono stati avviati dalla moglie Maria Grazia.
Dagli anni ’80, a seguito delle prime mostre parigine, soggiorna per lunghi periodi a Parigi, nel suo studio di Belleville e ritorna periodicamente a San Lazzaro di Savena, dove aveva scelto di vivere dagli anni ’70.
Intensifica, anche grazie a Hella Zima Jeschke, i suoi contatti con la Germania ed espone in personali e collettive a Berlino, Wiesbaden e in altre città tedesche.
La sua arte incontra un interesse particolare nella Mitteleuropa, area alla quale l’artista è rimasto sempre fortemente legato. Muore a Bologna nel 1996.
Dopo la sua morte, avvenuta nella Pasqua del 1996, le sue opere sono state esposte in diverse occasioni: nel 1996 alla Bauscher’s Galerie di Berlino nell’ambito dell’incontro culturale con l’Italia; nel 1997 in una mostra personale a Wiesbaden; nel 2000 una sua opera è stata selezionata per la XV Triennale Internazionale d’Arte Sacra di Città di Celano; nel 2002 in una retrospettiva alla Galleria Studio G 7 di Ginevra Grigolo nella sua città natale, Bologna.
Sue opere si trovano presso collezioni pubbliche e private in Germania, Svizzera, Olanda, Stati Uniti e Italia.
Hanno scritto di Massimo De Stefani:
Marziano Bernardi, Mario Bertoni, Arturo Botello, Luigi Carluccio, Floriano De Santi, Angelo Dragone, Bernard Gauthron, Hans Richter, Franco Solmi, Ute von Pilar.

Born in Bologna (Italy) in 1918, Massimo De Stefani studied at the Minghetti Classical Liceum and at the University of Bologna, where he obtained a degree in Chemistry in 1939.
During WW2 he served in the Italian Army as an artillery officer. When the King of Italy changed side on 8th September 1943, Massimo De Stefani was taken prisoner by the Germans and deported to Poland and Germany, from where he walked back home at the end of the war.
He started painting in the early 50’s. He also loved jazz and travelling. He visited most countries in central and northern Europe, but travelled also to Egypt and India, where he became interested in oriental thinking.
As early as 1970 he had an uninterrupted period of collective and personal exhibitions in Italy and abroad, receiving many aknowledgements and prizes.
In Schloss Elmau, an exclusive wellness resort in the Bavarian Alps founded in 1916 by the philosopher Johannes Muller, he met Hans Richter, a known German painter from the Dadaist movement. He appeciated De Stefani’s art and encouraged him to have his first personal show at the Galleria L’Approdo, in Turin, run by Arturo Bottello.
In 1976, Stephanie Lipson, an American friend, helped organising his first show in the U.S., at the Phoenix Art Museum, followed by other exhibitions in New York and San Francisco.
His wife Maria Grazia helped introducing him to the Alliance Francaise and the Italian American Association in Bologna, instrumental to his first contacts with Paris and New York.
Since the 80’s, following his first Parisian exhibitions, he spent long periods of time in his studio in Belleville. Periodically, he returned to San Lazzaro di Savena, near Bologna, where he had chosen to live since the 70’s.
Thanks also to Hella Zima Jeschke, a German friend, he developed many contacts in Germany, where he had a number of exhibitions, in Berlin, Wiesbaden and Solingen.
His art met special interest in Mitteleuropa, an area particularly dear to Massimo De Stefani. He died in 1996.
His works can be found in both public and private collections in Germany, France, Switzerland, Holland, Italy and the United States. After his death his works have been exhibited at Bauscher’s Galerie in Berlin (1996), at a personal show at Galerie Zuta in Wiesbaden (1997), and at the 15th Triennale Internazionale d’Arte Sacra in Celano (2000). In 2002, a retrospective show was held by Galleria Studio G7, directed by Ginevra Grigolo, in his home town of Bologna
Among others, the following persons have written about Massimo De Stefani:
Marziano Bernardi, Arturo Botello, Luigi Carluccio, Floriano De Santi, Angelo Dragone, Bernard Gauthron, Hans Richter, Franco Solmi, Ute von Pilar.

